L’esperto risponde

keys-238x182

Domande e Risposte frequenti sull’Omeopatia.

Perché ogni rimedio omeopatico è accompagnato da un numero (5, 30, 200, …) ?

 In omeopatia si utilizzano 3 scale logaritmiche di potenza. Ad esempio nelle diluizioni “hahnemanniane”, il ceppo omeopatico è diluito nel rapporto 1:10 per le diluizioni dette decimali (contrassegnate dalla sigla D), di 1:100 per le diluizioni centesimali (sigla C) e di 1:50.000 in quelle “cinquantamillesimali (contrassegnate dalla sigla LM oppure Q).

La cifra numerica che segue o precede una delle suddette sigle indica quante volte è stata eseguita la relativa diluizione. Ad esempio la diluizione (o la potenza) D6 indica che la sostanza di origine o, meglio, il ceppo omeopatico è stato diluito 6 volte nel rapporto 1:10 e dinamizzato a ogni passaggio mentre la diluizione (o potenza) 6CH indica che il ceppo è stato diluito 6 volte nel rapporto 1:100 e ugualmente dinamizzato a ogni passaggio.

In omeopatia la soluzione più diluita, e quindi più succussa, cioè dinamizzata, è quella che ha potenza maggiore; le sostanze più diluite e dinamizzate (potenze) sono quindi ritenute più attive e ad azione più profonda. Il prodotto finale del processo di diluizione è spesso talmente diluito da non contenere più tracce o molecole della sostanza originaria. Oltre la 9 -12C si considera non ci siano più molecole della sostanza originaria ma solo un’attività “energetica” del medicinale.

Cosa significa la lettera, oppure le due lettere (C, K, CH) che seguono il numero che accompagna la denominazione del farmaco oppmeopatico ?

La lettera “H” sta per Hahnemanniane, mentre “K” Korsacoviane e la differenza consiste nel fattoi che le diluizioni H si realizzano cambiando il contenitore (flacone) ad ogni diluizione, mentre nel caso delle diluizioni K il flacone utilizzato è sempre lo stesso e viene svuotato e poi riempito in ogni passaggio. Il solvente si mescola con il residuo della diluizione precedente che rimane adeso sulle pareti del flacone.

Cos’è la “Materia Medica” omeopatica?

 Si tratta di una sorta di “enciclopedia” in cui sono elencate le sostanze da cui si preparano i medicinali omeopatici con i dettagli dei proving, o sperimentazioni patogenetiche, che indicano  le condizioni in cui queste sostanze possono essere impiegate con valenza terapeutica. Questa guida per la prescrizione in medicina omeopatica è spesso usata insieme al Repertorio. La prima Materia Medica Omeopatica fu scritta da S. Hahnemann.

Nella Materia Medica sono inclusi anche avvelenamenti accidentali e informazioni di natura clinica ma la fonte principale è data dai sintomi delle sperimentazioni patogenetiche.

Le altre fonti sono:

  • Annotazione di segni e sintomi che si manifestano a causa di un sovradosaggio di farmaci.
  • Annotazione di segni e sintomi che si manifestano in caso di avvelenamento.
  • Annotazione di segni e sintomi che si manifestano dopo la somministrazione dei medicinali a malati e dopo la comparsa di effetti collaterali.

 

Che cos’è il “Repertorio”, che vedo consultare durante la visita dal mio medico omeopatico ?

Il libro in oggetto, il repertorio dei sintomi della materia medica dei rimedi,  contiene sotto forma di elenco i sintomi dei singoli rimedi omeopatici; a ogni rimedio corrisponde una serie di sintomi associati.

La struttura del Repertorio si presenta come segue:

Gola

– Dolore

— Arrossata

— — destra: Ars., bell., calc-p., carb-ac., ham., ind., lac-c., lith., Lyc., lyss.,                             mag-c., merc., merc-i-f., nat-p., nicc., phyt., ptel., sars., tarent., ter., xan.

Il codice con cui sono indicati i rimedi è il seguente: grassetto = grado 1, corsivo = grado 2, tondo = grado 3. I sintomi riportati in grassetto hanno maggiore forza di quelli in corsivo che, a loro volta, sono più forti di quelli riportati in tondo.

Che cosa è un “proving” omeopatico ?

La sperimentazione patogenetica o proving omeopatico è una forma di trial clinico utilizzato per definire l’attività terapeutica di un nuovo rimedio omeopatico. Un numero prestabilito di dosi ripetute del rimedio è somministrato a volontari sani finché non si manifestano dei sintomi, che sono raccolti dagli osservatori. Si identificano poi i sintomi distintivi comuni a più sperimentatori (che con maggiori probabilità sono dunque correlati al rimedio testato). In base al principio di similitudine, si ritiene che il rimedio sia in grado di curare questi sintomi specifici e caratteristici. Per non influenzare i risultati, a seconda del disegno sperimentale adottato, i partecipanti e anche chi raccoglie e analizza i risultati del proving non sanno quale sia la sostanza testata e/o se stanno ricevendo un placebo fino alla conclusione del proving stesso.